Il motore cinese che ridisegna il mercato delle e-MTB
Il nuovo sistema Avinox M2S sta sconvolgendo il mondo delle e-bike da trail. Non è solo una questione di numeri — 150 Nm di coppia, 1.500 W di picco — è una rivoluzione progettuale che sta convincendo brand storici e visionari a ripensare l’e-MTB da zero. Ma quale bici fa davvero per te?
Un terremoto chiamato Avinox
C’è un momento preciso in cui si capisce che qualcosa è cambiato davvero nel panorama degli e-MTB: quando brand come Pivot, Mondraker, Atherton e una schiera di costruttori ambiziosi scelgono tutti, contemporaneamente, lo stesso motore. Non è marketing coordinato. È la risposta razionale all’arrivo di una tecnologia che cambia le regole del gioco.
Il motore in questione è l’Avinox M2S, seconda generazione del sistema sviluppato da Avinox (già noto come DJI — sì, gli stessi dei droni). Il suo predecessore M1 aveva già fatto parlare di sé, ma l’M2S fa un salto qualitativo che lascia poco spazio al dubbio: 130 Nm di coppia nominale, 150 Nm in modalità Boost per 60 secondi, fino a 1.500 W di potenza di picco (o 1.300 W con la batteria da 800 Wh). Il tutto in un motore che pesa appena 2,63 kg — una densità di potenza che, semplicemente, nessun competitor può oggi eguagliare.
Per dare un contesto: il Bosch Performance Line CX-R si ferma a 100 Nm e 750 W. Il sistema Specialized 3.1 arriva a 111 Nm e 850 W nella versione S-Works. L’Avinox M2S li eclissa entrambi, pesando praticamente lo stesso.
Ma — ed è qui il punto cruciale — un motore non fa una bici. E le otto bici equipaggiate con l’M2S che abbiamo analizzato lo dimostrano in modo lampante: geometria, cinematismi della sospensione, peso, capacità della batteria e filosofia costruttiva trasformano la stessa unità motrice in esperienze di guida radicalmente diverse.
Il Motore nel Dettaglio: Cosa c’è Sotto il Cofano
Prima di parlare delle bici, vale la pena capire cosa rende l’M2S davvero speciale — al di là dei numeri.
Efficienza migliorata: Avinox dichiara un’efficienza dell’84,5% contro l’82% dell’M1. Sembra poco, ma nel contesto del mercato attuale — e dei nostri test — rappresenta un passo avanti concreto in termini di autonomia reale.
Ingranaggi elicoidali a doppio ingaggio: Addio agli ingranaggi a taglio dritto dell’M1. I nuovi ingranaggi elicoidali rendono il motore significativamente più silenzioso — una delle critiche ricorrenti alla prima generazione.
Cuscinetti sigillati: La sostituzione delle guarnizioni ad olio con cuscinetti sigillati riduce la resistenza al pedalaggio libero del 41%. Chi ha già provato un motore Avinox sa quanto questa differenza si senta quando si scende in quota o si vuole pedalare in modalità eco.
Certificazione IP66: Protezione totale contro polvere e getti d’acqua potenti. Nessuna scusa per non affrontare quel single track fangoso.
Ecosistema digitale completo: Schermo OLED a colori integrato nel tubo orizzontale, controllori wireless su entrambe le manopole, app Avinox Ride con navigazione integrata (anche tramite Komoot), barometro, bussola e sensore di luce ambientale. Il sistema si collega alla rete Apple Find My — dettaglio non banale se pensiamo al valore di questi oggetti.
Smart-Assist Traction Control: Un sensore di velocità a 42 punti e un giroscopio rilevano lo slittamento della ruota posteriore e modulano istantaneamente la coppia. Non è marketing: in pista si sente davvero, specialmente su salite tecniche con terreno loose.
Il Mercato si Divide: Chi Sale sul Carro Avinox (e Chi Aspetta)
Il boom Avinox rivela una frattura interessante nel mercato. Da un lato, brand snelli e ambiziosi — Pivot, Mondraker, Atherton, Megamo, Amflow, Thömus, Raymon — che hanno abbracciato il sistema con entusiasmo. Dall’altro, i grandi volumi — Trek, Merida, Haibike, Giant, Specialized — che per ora mantengono le distanze, fedeli ai propri sistemi proprietari o a Bosch.
Non è necessariamente una scelta conservatrice: brand come Specialized o Giant hanno investito enormemente nei propri motori e non li abbandonano facilmente. Ma il segnale di mercato è chiaro: Avinox si sta posizionando esattamente dove un tempo dominava Bosch — e lo fa con numeri che la concorrenza non riesce ancora a replicare.
Interessante anche la segmentazione di prodotto: le bici Avinox attuali sono quasi tutte orientate alla performance, trail aggressivo ed enduro. Non ci sono (ancora) touring bike rilassate o city bike con questo motore. Il sistema parla chiaramente a un pubblico specifico: rider che vogliono il massimo supporto, un ecosistema digitale evoluto e una bici che non fa compromessi sull’estetica.
Pivot Shuttle AMPD: Vent’Anni di Sospensioni, Moltiplicati per 1.300 W
Se c’è un brand che ha costruito la propria reputazione sulla qualità costruttiva e sull’ingegneria della sospensione, quello è Pivot. E la Shuttle AMPD non delude le aspettative — semmai, le amplifica.
La Filosofia
La Shuttle AMPD nasce da una domanda semplice: cosa succede quando prendi il telaio dw-link di Pivot — forse la cinematica di sospensione più raffinata sul mercato enduro — e ci abbini il motore più potente della sua categoria? La risposta è una bici che, nelle parole di chi l’ha guidata a Finale Ligure durante il lancio, “cambia completamente il gioco in salita grazie alla velocità e al momento che riesci a mantenere”.
Non è un’iperbole. Il sistema dw-link è rinomato per l’anti-squat elevato, che in combinazione con i 130 Nm dell’M2S crea una sensazione di trazione quasi soprannaturale: il pneumatico posteriore sembra incollarsi al terreno mentre il motore spinge con forza. E quando Pivot ha ricevuto le prime unità motore per i prototipi, ha dovuto rinforzare il telaio per gestire le velocità raggiungibili. Un dettaglio che racconta molto sulla potenza in questione.
Specifiche Chiave
- Escursione: 150 mm posteriore, forcella da 160 mm
- Telaio: Full carbon, sistema dw-link
- Ruote: MX (mullet) di default, compatibile 29” su taglie S-XL tramite flip-chip
- Motore: Avinox M2S — 130 Nm (150 Nm Boost per 60”), 1.300 W di picco
- Batteria: 800 Wh integrata nel downtube (3,74 kg)
- Peso: 21,5 kg nella taglia L (build Team XX)
- Angolo sterzo: 63,3°–63,7° (a seconda della taglia)
- Passo catena: 443 mm
- Taglie: da XS a XL
- Prezzi: da €9.699 (Ride) a €13.999 (Team XX)
Il Sistema Batteria
Pivot ha optato per la batteria da 800 Wh invece della 750 Wh (che avrebbe garantito fino a 1.500 W di picco). Una scelta consapevole: i rider hanno bisogno di autonomia, non di potenza ulteriore. La batteria è integrata nel downtube per mantenere un profilo slim — e questa integrazione spinta significa che per rimuoverla bisogna smontare il motore. Non ideale per lo swap rapido, ma ottima per l’estetica e la distribuzione dei pesi.
Il caricabatteria rapido da 508 W (incluso nelle versioni Pro e Team) porta la batteria da 0 a 75% in circa 90 minuti — abbastanza rapido per una sosta pranzo. Quello standard da 4A richiede invece 6 ore per la carica completa.
L’Integrazione Elettronica
Uno dei punti di forza della Shuttle AMPD è il livello di integrazione tra motore e trasmissione. Il sistema SRAM Eagle Transmission è cablato direttamente alla batteria Avinox: nessuna batteria separata per il deragliatore. E la funzione SmoothShift — quando rileva un input di cambio, il motore riduce brevemente l’erogazione per permettere al deragliatore di agire in modo pulito — è un dettaglio di qualità che si sente in pista. Il cambio avviene anche senza pedalare, grazie all’integrazione tra motore e trasmissione.
Sul Trail
La Shuttle AMPD non è una bici da enduro estremo — 150 mm di escursione la collocano nel segmento all-mountain aggressivo. Ma è una bici che brilla quando si vuole fare più dislivello possibile nel minor tempo: efficiente in salita (il dw-link mantiene la piattaforma anche con trazione motorizzata elevata), reattiva e agile in discesa nonostante la potenza nel telaio. L’angolo sterzo di 63,3° la rende stabile ad alta velocità senza essere pigra nei cambi di direzione.
Chi cercava un’alternativa credibile alla Shuttle LT (con Bosch) per chi vuole più mordente e più tecnologia, ha trovato la sua risposta.
Mondraker Zendit RR S: Quando la Spagna Porta il DH sul Trail
Mondraker non è un brand qualunque nel mondo del trail e dell’enduro. È la casa che ha inventato la “Forward Geometry” — la filosofia del reach lungo e del tubo sella verticale che oggi tutti copiano — ed è la stessa che porta in pista la Summum nelle competizioni di DH mondiale. Con la Zendit, quell’esperienza si traduce in un e-MTB che non scende a compromessi.
Progettato da Zero per l’Avinox
La frase chiave sulla Zendit è questa: il telaio è stato progettato da zero attorno al sistema Avinox M2S, non adattato da una piattaforma esistente. È una differenza fondamentale. Quando si inizia con un foglio bianco pensando alla distribuzione dei pesi del motore, alla coppia che il sistema può esprimere e all’integrazione della batteria, il risultato è una bici che “non sembra un telaio con un motore aggiunto” — come testimoniano le prime impressioni dalla Spagna.
Il team Mondraker Factory Racing (MFR) ha portato direttamente sulla Zendit le soluzioni sviluppate per la Summum DH: stesso sistema di pivot, cuscinetti Enduro Max monodimensionali (per semplificare la manutenzione), rocker in carbonio monoblocco. La lavorazione CNC a 6 assi per foratura e rifinitura del telaio è una prima assoluta per Mondraker e parla di un livello di precisione produttiva che normalmente si trova solo nelle bici da competizione.
Specifiche Chiave
- Escursione: 165 mm posteriore (sistema ZERO), forcella da 170 mm
- Telaio: Full carbon Stealth Air, peso dichiarato 3.000 g in taglia M/L con hardware
- Ruote: MX (mullet) di default, convertibile a 29” tramite flip-chip (chainstay +7 mm, geometria invariata)
- Motore: Avinox M2S — 130 Nm (150 Nm Boost), 1.300 W di picco
- Batteria: 800 Wh integrata
- Peso: da 22,8 kg (RR) a 23,24 kg (RR S)
- Angolo sterzo: 63,5° (standard) / 63,1° (basso, flip-chip)
- Angolo tubo sella: 77° (standard)
- Reach taglia M/L: 480 mm
- Chainstay: 450 mm (S, M, M/L) / 455 mm (L, XL) — proporzionali
- Taglie: S, M, M/L, L, XL
- Prezzi: da €8.499 (RR) a €12.499 (XR)
La versione RR S a €10.499 rappresenta il punto di equilibrio della gamma: l’ammortizzatore Fox X2 e il dropper wireless dell’XR, ma mantiene la forcella Fox Podium Factory — da sola un componente da quasi €3.000 — con la stessa trasmissione SRAM AXS e gli stessi pneumatici Maxxis DoubleDown. Secondo molti, è la scelta più razionale della gamma.
La Sospensione ZERO Rivisitata
Il sistema ZERO di Mondraker è un dual-link con l’ammortizzatore che passa attraverso il tubo sella — una soluzione che può sembrare complicata ma che offre vantaggi in termini di posizione del peso e protezione del componente. Per la Zendit, la cinematica è stata completamente ridisegnata per gestire la coppia del motore:
- Progressione 27%: compatibile con i nuovi air shock ad alto volume
- Anti-squat al 105%: previene il cedimento sotto la coppia elevata del motore, mantenendo efficienza in salita
- Anti-rise ~99%: il segreto per la trazione in discesa — la sospensione rimane attiva anche frenando, mantenendo il pneumatico in contatto col terreno su terreni tecnici e sciolti
Fox e Mondraker hanno lavorato insieme per creare tarature specifiche dei Float X e X2 ottimizzate per questa cinematica. Non sono sospensioni standard con una molla diversa: sono componenti tarati per questo specifico sistema.
Geometria e Adattabilità
La Zendit è una bici “grande” — e lo è volutamente. Il reach di 480 mm in M/L (fino a 520 mm in XL) con un angolo sterzo di 63,5° porta stabilità e fiducia ad alta velocità. Ma Mondraker ha pensato anche alla versatilità:
- Il flip-chip sul leveraggio inferiore permette di passare alla configurazione “low”, abbassando di 5 mm il movimento centrale e portando l’angolo sterzo a 63,1°. Non è un cambiamento drammatico, ma è preciso: Mondraker ha scelto un’escursione di 0,35° invece di 0,5° per non sacrificare l’equilibrio dinamico della bici.
- Il flip-chip del chainstay converte la bici da mullet a full 29”, aumentando di 7 mm il passo catena senza alterare la cinematica della sospensione né la geometria. Un dettaglio tecnico non scontato.
- I chainstay proporzionali (5 mm più lunghi in L e XL) mantengono le sensazioni di guida coerenti tra le taglie — un approccio che normalmente si trova solo nelle bici da competizione.
Sul Trail
Le prime impressioni dalla zona di Alicante, dove ha avuto luogo il lancio, descrivono una bici che “non prova a sopraffare il terreno — trova grip e lo mantiene”. Su salite tecniche, fondo loose e switchback ripidi, la Zendit rimane composta: il sistema Avinox eroga potenza in modo misurato e prevedibile, senza impuntarsi o perdere trazione nei momenti critici. In discesa, la bici incoraggia a frenare meno e lasciare lavorare le sospensioni — e le sospensioni, grazie a quella cinematica ripensata, rispondono.
La Zendit non è una bici per chi vuole saltare e fare trick. È una bici per chi vuole scendere veloci su terreni ostili con il massimo controllo — e risalire altrettanto rapidamente. È, in sostanza, il senso di “enduro elettrico” nel 2026.
Le Altre Protagoniste: Un Panorama Completo
L’M2S non è solo Pivot e Mondraker. Ecco le altre bici che completano il quadro:
Atherton S.170E — La bici del team DH britannico per eccellenza porta 180/170 mm di escursione in un pacchetto pensato per la massima trazione e controllo a velocità elevate. Non è per chi vuole divertirsi su flow trail — è per chi vuole scendere veloci su tracciati impegnativi. €8.549.
Megamo Reason CRB 01 — La spagnola di Girona porta un carattere vivace e giocoso in 160/160 mm. Leggera (22 kg in taglia M), intuitiva, divertente sia su flow che su terreno tecnico. Un’alternativa credibile per chi non vuole rinunciare all’agilità. €10.999.
AMFLOW PX Carbon Pro — Il brand “originale” Avinox propone la sua interpretazione più sportiva: 160/150 mm, 21,4 kg, un look quasi analogico che nasconde una tecnologia avanzata. La scelta per chi vuole prestazioni senza l’estetica “full power”. €9.999.
AMFLOW PR Carbon Pro — Stessa struttura, orientamento più versatile e quotidiano. Il punto di forza? Il prezzo: €5.899 per un telaio in carbonio con M2S rimane un’offerta difficile da ignorare.
RAYMON Tarok Ultra — La tedesca sorprende per semplicità e coerenza. Nessun flip-chip, nessuna configurazione complessa: sali, guidi, scendi. Ideale per chi vuole un mezzo efficace senza impegnarsi in setup infiniti. €7.499.
Thömus Oberrider — La svizzera porta un approccio premium con personalizzazione spinta: mount dell’ammortizzatore variabile per regolare l’escursione, bridge sostituibile nel triangolo posteriore (come sulle DH da gara), batteria da 600 o 800 Wh a scelta, e peso sotto i 20 kg nelle configurazioni più leggere. Da 5.490 CHF.
Chi Dovrebbe Comprare una Bici Avinox M2S?
Dopo aver analizzato l’intero panorama, emerge un profilo abbastanza chiaro del rider Avinox ideale:
Sì, se cerchi:
- Il massimo supporto elettrico disponibile sul mercato
- Un ecosistema digitale evoluto (navigazione, app, traction control)
- Una bici che si integra in modo pulito ed estetico
- Molte salite, tanto dislivello, velocità di progressione alta
- Un telaio e una componentistica di alto livello abbinati a tecnologia avanzata
Pensaci due volte, se:
- Preferisci una sensazione di guida più naturale e analogica
- Non sfrutti appieno la potenza disponibile (percorsi facili, ritmo tranquillo)
- La semplicità e la facilità di manutenzione vengono prima delle prestazioni
- Il budget è una variabile rigida (i prezzi d’ingresso raramente scendono sotto €7.500)
Conclusione: La Rivoluzione è Già Qui
Il lancio dell’Avinox M2S non è semplicemente l’arrivo di un nuovo motore sul mercato. È la dimostrazione che un attore non europeo può ridefinire lo stato dell’arte in un segmento dominato da brand occidentali da oltre un decennio. E lo fa non solo sui numeri — i numeri erano già impressionanti con l’M1 — ma sulla qualità, sull’integrazione, sull’ecosistema digitale e sulla capacità di abilitare design più puliti e più compatti.
Ciò che rendeva Bosch il riferimento — affidabilità, integrazione, ecosistema — ora Avinox lo offre con l’aggiunta di numeri che la concorrenza non riesce a seguire. Il mercato si sta muovendo. Le bici che abbiamo analizzato — dalla Pivot Shuttle AMPD alla Mondraker Zendit, dall’Atherton alla Megamo — sono tutte espressioni diverse di questa nuova libertà progettuale.
La domanda non è più “dovrei comprare una bici con motore Avinox?”. La domanda è: quale delle otto fa per te?
Articolo ispirato all’analisi originale di ENDURO Mountainbike Magazine (Robin Ulbrich, Benedikt Schmidt) e arricchito con dati tecnici da BikeRadar, Pinkbike, Flow Mountain Bike, E-MOUNTAINBIKE Magazine e Mountain Bike Action.



